Innovation for Change, ecco le start up del futuro

Qualità dell’aria in tempo reale, bottiglie di plastica senza tappo (e microplastica), e telecamere “previdenti” per la sicurezza dei cittadini. Sono alcune delle idee sviluppate da cinquantuno giovani studenti sviluppatori dei progetti d’impresa sostenibile. Realizzati in cinque mesi di studio e lavoro: da febbraio scorso fino a pochi giorni fa. Cern, Politecnico di Torino, Enel, Fondazione Agnelli, Unicredit e il Comune di Torino, hanno messo a disposizione dei giovani innovatori (e continueranno a farlo), strutture e tecnologie per approfondire le ricerche.

Dal podio a Lisbona

In palio, il premio “Innovation for Change”. Otto le invenzioni-proposte elaborate dai gruppi di lavoro e premiate, al Castello del Valentino, a Torino. Per i primi tre, il premio sarà un viaggio a Lisbona, a novembre, in occasione del “Web Summit”, la più grande conferenza mondiale dedicata al mondo della tecnologia e dell’innovazione. Tra i team formati dai ragazzi dai dottorandi del Politecnico di Torino e dai loro colleghi del “Collège des Ingénieurs Italia”, ha avuto la meglio, classificandosi al primo posto, il gruppo che ha lavorato su una rete di rilevatori pronti a mappare la qualità dell’aria a Torino. Ma la “scatoletta” munita di sensore potrebbe funzionare - scommettono - in qualsiasi altra città.

La scatoletta magica

«Abbiamo creato un sensore per rilevare la qualità dell’aria in tempo reale: per ottenere dei dati, siamo partiti da ciò che c’era: dalle cinque stazioni dell’Arpa collocate a Torino», racconta Riccardo Pietrobon, portavoce del team composto da sei persone. Il futuro prossimo? «Entro metà luglio, mapperemo il capoluogo piemontese con un centinaio di sensori che sappiano riconoscere la presenza di Pm10 e Pm2.5, le polveri sottili maggiormente inquinanti». I punti dove trovare la scatoletta? «Pali della luce, semafori, ma anche linee del tram», aggiunge Pietrobon, il cui problema principale è riconoscere la vera fonte dell’inquinamento, in modo da non chiudere, e a volte senza logica, una città al traffico. «C’è poi il problema dei dati, diversi, da integrare, attraverso un algoritmo». Ma Google non offre già un servizio simile? «Certo. Ma si tratta di rilevamenti su Co2 e No2, che non sono altrettanto ‘dannosi’: le informazioni, poi, sono prese da altre fonti. Insomma, non esiste un vero controllo capillare del territorio», conclude il rappresentante del team Aria.

La bottiglia senza tappo

I tappi di polietilene? Più da evitare che da svitare. Sono quelli che coprono le bottiglie di plastica e oggetto d’indagine del team “Micro Plastic Free”, giunto al secondo posto nell’ “Innovation for Change”. «Il nostro progetto è nato in corso d’opera: prima di marzo scorso, infatti, nessuna parlava dell’importanza dell’inquinamento da microplastica», spiega Francesca Giordano, ingegnere meccanico e tra i sette componenti del gruppo. «La microplastica è praticamente invisibile, essendo inferiore ai cinque millimetri. Non solo: è stato scoperto che, nel 90% delle bottiglie di plastica c’è microplastica: 300 particelle per litro», ricorda la studiosa. Una soluzione, quindi, va trovata. Per il team si trova nel design: ridisegniamo la bottiglia tradizionale: «In modo da ridurre del 54% la microplastica rilasciata dal contenitore e del 20 per cento quella della plastica riciclata». La nuova forma? Una bottiglia decisamente più schiacciata, senza collo, né tappo. «Al posto del tappo, troviamo una copertura simile a quella dello yogurt: stiamo comunque pensando ad una confezione da sei bottiglie con un unico tappo, a parte, in omaggio, e utilizzabile per tutte le bottiglie», concludono i ricercatori.

Telecamere, folle e algoritmo

Come “pulsano” le folle e che colore hanno? Se l’è chiesto il team “Pulse” (appunto) che ha studiato un modo per monitorare le folle nel corso di manifestazioni e concerti. «Ci serviamo delle classiche telecamere di sorveglianza per raccogliere i dati, che sono senza identità: semplicemente numeri di persone in movimento», racconta Ruggero Colombari, del team “Pulse”, il quale aggiunge: «Dopo, gli stessi dati vengono geolocalizzati, in base alla profondità e alla distanza. Così, grazie a un algoritmo, vien fuori una sorta di mappa colorata - gialla, rossa e verde -, a seconda del grado di criticità». Lo studio è in fase di sperimentazione grazie alla collaborazione con il Nucleo investigativo scientifico e tecnologico della Polizia municipale di Torino. Al momento, sono sotto osservazione i dati degli ultimi grossi eventi della città. “Occorre, naturalmente, riuscire a raccogliere una grossa casistica prima di ottenere un sistema predittivo in tema di sicurezza», conclude Colombari.